domenica 14 febbraio 2010

domenica.

"Mi piace lavorare" era il titolo di un film di qualche anno fa. Mi piace lavorare dico oggi. In tutti i sensi. Anche lavorare sulla propria vita, per capirci qualcosa. Anzi ne ho paura, ma vorrei che mi piacesse. E un po' mi piace in fondo l'idea di conoscere meglio come funziona tutto quanto!

Bene. Ho detto la mia anche oggi. Buona giornata di festa.

sabato 13 febbraio 2010

sabato.

Sabato: la libertà. Ma non la libertà dal lavoro. Libertà invece dalle costrizioni che a volte ci si impone da soli. Libertà dalle prigioni della mente. Dall'oppressione dell'anima. Libertà di cambiare, di rinascere, di vivere la vita con dignità e con amore. Libertà di mettere il naso fuori dalla finestra, libertà di scoprire nuove cose. "liberarsi dalle convinzioni, dalle pose dalle posizioni".

venerdì 12 febbraio 2010

venerdì.

Ieri la tormenta di ghiaccio, oggi un bel sole, l'aria chiara e le strade pulite. Ieri mi sentivo triste e oppressa, oggi più allegra e rasserenata. Un tempo avrei pensato: "il clima segue il mio umore". Avrei pensato a una strana magia. A un mistero. A qualcosa di sovrannaturale, segreto, speciale, solo mio. Oggi penso: accidenti, sono metereopatica! Sono (solo) metereopatica. Sono almeno un po' metereopatica. Poi certo, il mio umore si adegua al fluire delle mie stesse riflessioni. Così, se ieri pensavo a cose tristi e oggi cerco una via d'uscita positiva, è chiaro che ieri mi sentivo triste, oggi più positiva. Però è anche vero che spesso, specie nei cambi di stagione, il mio personale umore si determina a seconda del meteo. Potrebbe apparire così banale, questa scoperta. Questa scoperta di essere "normale". Almeno un po' normale. Anche un po' metereopatica, come molti umani. E invece non è banale: mi apre una nuova prospettiva di vita. Un modo nuovo di vedere la vita, di vivere la vita. Un modo reale. Più "triste" all'apparenza. Ma meno "triste" nella sostanza e nella lunga percorrenza.

E sono giunta a queste conclusioni a partire da un nome. Il primo della giornata: Gianluca. Come Gianluca Mercalli: il metereologo!

giovedì 11 febbraio 2010

giovedì.

Sotto la "tormenta di neve" che confusione, i fiocchi erano così grossi che a un certo punto ho pensato fosse ghiaccio. Una "tormenta di ghiaccio". Che è un po' la metafora di come mi sento precisamente oggi. Sotto una "tormenta di ghiaccio". Sì, bè, sembra esagerato ma è inutile fingere buonumore sotto, appunto, una "tormenta di ghiaccio". No?

In compenso, il primo nome che ho inserito oggi è stato: Cristina. E fin qui, tutto normale. Ho pensato che Cristina era il mio dome preferito da bambina. Avrei preferito Cristina a Noemi, che è invece il mio nome. Nome che ho iniziato ad apprezzare molto più tardi. Pensavo a queste cose. Quando ecco un secondo nome da inserire: Mirko. Mirko, Cristina. Cristina Mirko. Chi è stato bambino negli anni ottanta avrà già capito. Ed ecco che si è allora formato ben compatto il ricordo del cartone animato Kiss me Licia. Dove Licia si innamorava di Mirko, con i capelli gialli e rossi. E successivamente quello di Arriva Cristina. Telefilm interpretato da Cristina D'Avena, che qui non si limitava a cantare la sigla (come nel caso di Licia) e diventava protagonista lei stessa in prima persona. Così ho capito perché mi piaceva così tanto questo nome. Perché adoravo e veneravo Cristina D'Avena, più di ogni altra cosa al mondo. Più dei Puffi, ad esempio.

mercoledì 10 febbraio 2010

mercoledì.

Oggi oggi oggi. Qualcosa gira dentro la mia testa come una biglia. E non si ferma mai. Sì, c'è il sole. Sì c'è atmosfera di Carnevale nell'aria. Eppure: un po' di malinconia mi cerca ancora, sapete come quei ragnetti che ti fanno la ragnatela sul muso mentre ti addormenti su un prato? Una cosa del genere.

In ogni caso, un dato l'ho inserito anche oggi. E questo dato è un nome e questo nome è: Carmela. Carmela mi fa pensare a quella parte di sangue siciliano che mi circola nelle vene. Per il resto il mio corpo è composta al 70% di acqua e al 35% di bagna caòda piemontese. Se penso alla Sicilia mi invade il pensiero di una curiosità che non potrà mai essere soddisfatta. Come sarebbe stata la mia vita se i miei nonni fossero rimasti lì. E invece sono arrivati a Torino, si sono stabiliti a Torino, hanno messo le radici a Torino, sono poi anche morti a Torino. Quando ero piccola non mi rendevo conto di avere queste origini. Mi sentivo torinese e basta. Poi, come quando i bambini si scoprono le manine, poi i piedi ecc ecc, anche io lentamente ho iniziato a sentire, dentro di me, se questo è possibile e non è solo una mia fantasticheria, il richiamo anche di quella terra.

martedì 9 febbraio 2010

martedì.

Uscendo di casa, senza colazione, senza ombrello e la mia solita tazzina di caffè freddo in circolo, i microscopici fiocchi di neve mi picchiettavano sui capelli, sulla faccia, sulle scarpe. Oggi arranco un po' nella mia giornata ed è così perché ho inziato ad arrancare già dal mattino. Questo perché sono completamente immersa e inzuppata, come un frollino nel tè, dentro le mie meditazioni. Che stanno andando un po' oltre, ad esempio stamane mi interrogavo sul come mai sono così e non in un altro modo. Anzi, sul come mai non mi ero accortaprima di essere in un certo modo, e soprattutto sul come mai non ne avevo viste le cause, né calcolate minimamente le conseguenze.

E vabè: unica certezza di oggi è che il primo nome che ho inserito è stato: Chiara. Chiara, come una bimba che è appena nata, la figlia di una coppia di venditori del mercato. Mentre lui, il papà, sceglieva i broccoli e li infilava nel mio sacchetto, mi raccontava che questa Chiara, una settimana e due giorni, questa notte non ci ha pensato proprio ad addormentarsi perché, poverina, aveva il singhiozzo. hic hic. Così lui si è addormentato alle cinque e alle sei era già lì dietro il bancone. Ma ne vale la pena! Mi ha detto, e aveva gli occhi pieni di lacrime. Non certo per il freddo.

lunedì 8 febbraio 2010

lunedì.

E va bene: è lunedì. Ma facciamo finta di niente. Quando mi sono svegliata mi sembrava di stare in una caverna, per il buio e per il freddo. Poi però il mio primo pensiero è andato alla fiction che ho visto in tv ieri sera, su Basaglia. Un pensiero di civiltà, che mi ha definitivamente cacciata fuori dalla caverna della notte, del sonno, del tumulto dell'inconscio, nonché guazzabuglio dell'animo umano.

Partendo dalla fine, vi dico che il primo nome che ho inserito oggi è stato: Emma. Come Emma Bovary. Come Emma di Jane Austen. A quale delle due assomiglierà questa Emma italiana di oggi?